Donne in sit-in al Perrino: “Troppi obiettori, violata la legge 194 sull'aborto”

martedì 26 settembre 2017
Giovedì 28 settembre - dalle ore 17.30 alle ore 20 – le donne del Comitato manifesta per chiedere il rispetto della legge e dei diritti delle donne.

Niente aborti al Perrino. Nonostante la legge 194, che garantisce e regolamenta il diritto all'interruzione volontaria di gravidanza, l'ospedale brindisino non garantisce il servizio. I medici, tutti obiettori, non permettono alle donne di rivolgersi alla struttura pubblica per le Ivg. Per questo, le donne del comitato “Non una di meno” hanno indetto un sit in di protesta davanti al Perrino di Brindisi per giovedì 28 settembre dalle ore 17.30 alle ore 20 per chiedere alla ASL di rendere fruibile l’aborto nel rispetto della legge 194. 
“A Brindisi la Asl deve garantire l’aborto all’ospedale Perrino” spiegano Lia Caprera e Anna Intini per conto del comitato “L’ospedale Perrino non pratica più l’aborto a causa dell’obiezione di coscienza di tutto il personale sanitario, nonostante la legge 194 preveda la presenza di personale sanitario non obiettore. Attualmente nella provincia di Brindisi esso si pratica solo nell’ospedale di Francavilla Fontana dove un medico non obiettore esegue tre interventi, una volta alla settimana, mentre a Brindisi si pratica nella clinica Salus, convenzionata. In essa, grazie alla presenza di 5 medici e 2 anestetisti non obiettori sono stati eseguiti, nel 2016, oltre 600 IVG (interruzione volontaria di gravidanza), numero determinato dal rispetto dei vincoli di bilancio con la Regione Puglia. Le liste d’attesa sono mediamente lunghe due settimane. Le conseguenze” continuano “sono difficoltà nella certificazione medica per l’IVG, lunghe liste d’attesa, ricerca e spostamento verso altre strutture sanitarie fuori provincia, ricorso all’aborto clandestino. Il boicottaggio della legge 194 attraverso l’obiezione di coscienza, l’obiezione illegale nei consultori e sulla contraccezione d’emergenza (pillola del giorno dopo), l’inasprimento della multa per il reato di aborto clandestino (fra 5mila e 10 mila euro) per la donna che ricorre alla IVG entro i 90 giorni, sono alcuni esempi di come forze politiche conservatrici e di destra, gerarchie religiose e corporazioni di varia natura vogliano esercitare il controllo sul corpo delle donne per motivi ideologici, religiosi, demografici ed economici”.

“Il Consiglio Europeo per i Diritti Sociali” concludono “ha condannato due volte l’Italia per la mancata effettiva applicazione della legge 194, richiedendone il pieno rispetto. In Puglia il Ministero della Sanità attesta che nel 2015 vi sono stati 7.574 aborti e che l’obiezione di coscienza raggiunge l’86%, tra le più alte al sud e ciò significa che il polo sanitario privato assorbe la gran parte della richiesta di IVG con maggiore dispendio di risorse economiche. Nel 2016 la Regione Puglia ha approvato le linee guida per l’IVG mediante la somministrazione del farmaco RU486. Nonostante questo metodo renda l’aborto più praticabile perché non richiede il ricovero, né anestesisti, né sale operatoria, l’obiezione di coscienza rende vani i benefici che ne deriverebbero per le donne e il Sistema Sanitario stesso. Ci sono poi gli aborti che non dipendono dalla volontà della donna e sono quelli provocati dall’inquinamento ambientale derivante dall’industria chimica ed energetica presente sul territorio. L’inquinamento industriale minaccia la salute delle donne e dei nascituri senza che ciò diventi tema di sensibilizzazione e campagna in difesa della salute e del diritto alla maternità. Come evidenziato dall’associazione “Salute Pubblica” in relazione allo studio Forastiere, occorre integrare lo stesso con il calcolo delle gravidanze che si sono concluse con l’aborto dal 1999 ad oggi, fare ricerca sulle cause delle malformazioni congenite, attuare le misure a salvaguardia della salute pubblica”.

Il comitato chiede allora che venga riattivato il servizio di IVG all’ospedale Perrino; il rispetto delle linee guida della Regione Puglia sull’aborto con il farmaco RU486, limitando il ricorso all’aborto chirurgico nei casi di controindicazioni; l'attuazione della legge 194 in coordinamento con i consultori familiari per gli interventi di informazione sulla contraccezione e prevenzione dell’IVG con particolare attenzione ai giovani e alle donne straniere; che siano avviate ricerche epidemiologiche che indaghino le conseguenze dell’inquinamento ambientale sulla salute delle donne e dei nascituri.

L'iniziativa aderisce alla giornata di azione internazionale proclamata dal movimento Non una di meno argentino per l’autodeterminazione della donna, la libera scelta sull’aborto e l’accesso nei servizi sanitari pubblici e privati autorizzati.

 

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