Problemi al cuore, in Puglia un milione di persone cardiopatiche

sabato 5 novembre 2016

Sono i numeri emersi nel corso del terzo congresso della Società italiana cardiologia e Associazione nazionale medici cardiologi.

In Puglia esistono un milione di persone cardiopatiche, si tratta del 30-35% della popolazione adulta, tra malati da ipertensione, colesterolo alto e diabetici, ai quali si aggiungono i fumatori, che dopo i 50 anni iniziano a soffrire di scompensi. È uno dei dati emersi nel corso del terzo congresso Sic (Società italiana cardiologia) – Anmco (Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri) in corso a Lecce. Quanto all’aspetto economico, è emerso che in Puglia ogni paziente cardiopatico costa 1000 euro al giorno perché le prestazioni di un reparto di cardiologia sono al pari di un reparto cardiochirurgico ma per calcolare la spesa sanitaria pubblica pro capite in Italia si fa riferimento ad uno storico che riguarda le varie regioni che, pur penalizzando il sud,  è stabilito su circolari che risalgono al 1992.

Alla luce della bocciatura del Piano sanitario regionale e della richiesta da parte del Ministero  dell’ulteriore riduzione delle unità cardiologiche in Puglia, da 37 a 27, la Società italiana cardiologi e l’Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri hanno chiesto alla Regione “la ridistribuzione delle attività, ovvero la realizzazione di nuclei autonomi nei territori pugliesi che attraverso un sistema adeguato possano accompagnare il cittadino sia nella fase emergenziale che in quella ambulatoriale” -ha dichiarato Marco Matteo Ciccone professore aggregato di Cardiologia dell’Università degli Studi di Bari- “riorganizzare gli ospedali in strutture dove non si effettua solo terapia o interventistica ma anche la riabilitazione, favorirebbe la riduzione di ospedalizzazione e i pazienti verrebbero seguiti di più nella fase ambulatoriale e meno in quella degenziale. Di conseguenza il numero dei ricoveri verrebbe potenziato sia a livello riabilitativo che ambulatoriale”.

La cardiologia, nonostante non viva le stesse difficoltà di oncologia e ortopedia, “ha bisogno di ulteriore qualificazione ha spiegato- Alessandro Bortone, coordinatore dell’Emodinamica interventistica e professore aggregato di Cardiologia all’Università degli studi di Bari – Azienda ospedaliera Policlinico- Questo può avvenire accorpando le strutture e qualificando sempre di più i centri di alta qualificazione, intervenendo sul territorio con delle reti informatiche estremamente attrezzate, quali quelle della telecardiologia, delle reti informatiche per le aritmie, potenziando il first aid all’americana, cioè rapido soccorso con il 118, attrezzandolo quindi anche per la sindrome coronarica acuta e non solo per l’infarto miocardico.”

Ma i medici sono chiamati anche al risparmio di spesa pertanto “abbiamo bisogno di potenziare anche la qualità dei servizi –continua il professor Bortone- così come un centro unico di acquisto di questi materiali ad altissimo costo, soprattutto per quello che riguarda le innovazioni tecnologiche, la cura delle cardiopatie strutturali.”

Le novità invece nel settore della Cardiologia interventistica consentono ai medici di intervenire anche su popolazione molto anziana ad alto rischio, con tecniche meno invasive, macchine altamente specializzate, sistemi di immaging tridimensionali integrati e alta qualificazione del personale tecnico.

E a questo proposito la settimana prossima è prevista una conferenza di servizi presso il Policlinico di Bari, hub di riferimento regionale, per definire i nuovi obiettivi della nuova cardiologia e come utilizzare al meglio le risorse e gli investimenti da parte delle grandi aziende multinazionali e della piccola e media impresa.

“Da un lato –spiega Bortone- si possono valorizzare i grandi professionisti che operano sul territorio e per evitare che vadano fuori dal nostro territorio è necessario qualificarli, prevedendo concorsi a tempo determinato per l’alta qualificazione aperti anche alle regioni vicine, così da incrementare la mobilità attiva e qualificare sempre di più le competenze.

Dall’altro è necessario investire nella formazione professionale dei tecnici, di ausilio alle sale operatorie e al percorso diagnostico-terapeutico del paziente, da assoldare tra i nuovi laureati delle triennali. Quindi ci si potrebbe avvalere, in tre anni, di tecnici altamente qualificati come il sonografer, ovvero il tecnico addetto, all’epoca alle radiografie oppure il tecnico di emodinamica.”

Queste nuove figure altamente specializzate faranno risparmiare tempo al medico e saranno addetti alle nuove sale multimodali, presto trasformate in sale interamente robotizzate.

Tra i promotori del terzo convegno annuale della Società Italiana di Cardiologia e dell’Associazione Cardiologi Ospedalieri c’è il dottor Giancarlo Piccinni del presidio ospedaliero di Casarano e Gallipoli. “Abbiamo novità importanti in tanti ambiti, dello scompenso cardiaco, del trattamento della fibrillazione atriale –dichiara il dottor Piccinni- E credo che in questo senso avremo opportunità notevoli per affrontare meglio le patologie cardiovascolari.”

E a proposito di prevenzione quest’ultima “passa attraverso una serie di iniziative a carattere scientifico ma anche a carattere culturale –continua il dottor Piccinni- infatti la conclusione del congresso è affidata ad un tema di prevenzione importante, che coinvolge soprattutto le nuove generazioni: droghe e l’importanza della  consapevolezza che l’uso delle sostanze ha un impatto cardiovascolare. La formazione medica è un continuum, si cerca di affrontare la medicina con una mentalità poco conosciuta fuori dagli ambienti medici ma il medico sa che la preparazione dura una vita e non il tempo di un corso di laurea.”

 

 

 

 

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