La Puglia una terra non sismica: l'ultimo terremoto 3 secoli fa

giovedì 3 novembre 2016

L’ultimo sisma in provincia di Lecce, quasi tre secoli fa, fece 180 vittime, 150 solo a Nardò. Oggi la provincia di Brindisi è classificata zona 4, dove cioè i terremoti sono rari.

Dopo i drammatici episodi sismici del centro Italia, noi tutti ci chiediamo: siamo al sicuro all’interno di un ospedale, di una chiesa, di una scuola o in casa propria? Ci aiuta a saperne di più Giovanni Quarta, salentino di Monteroni, consigliere dell’Ordine dei Geologi di Puglia, ricercatore all’Ipam del Cnr di Lecce.

«Pur essendo il Salento un’area poco sismica, classificata zona 4, dove i terremoti sono rari – spiega Quarta - risente dei terremoti che avvengono nel vicino mare delle isole della Grecia. Appena un mese fa a Lecce abbiamo avvertito, forte, il sisma con epicentro fra Grecia e Albania. Episodi preoccupanti che ci riportano indietro nel tempo, al 20 febbraio 1743, quando a 30 miglia al largo di Otranto un forte sisma di magnitudo 7.1 Richter, fece 180 morti, di cui 150 a Nardò. I comuni più colpiti – aggiunge Quarta - furono Nardò e Francavilla Fontana». A Lecce ed in altri comuni del Salento, come anche in altri comuni della Grecia, la scossa fu notevole ma non si contarono gravi danni. Molti comuni del basso Salento, più vicini all’epicentro, rimasero indenni. Alcune vittime e seri danni si registrarono soltanto a Copertino, Leverano, Salice Salentino, Guagnano e Parabita.

«Questo perché – spiega il presidente dell’Ordine dei geologi, Salvatore Valletta – la propagazione delle onde sismiche dipende anche dal tipo di terreno; se è roccioso, sabbioso, argilloso. In alcune rocce il terremoto non si amplifica, in altre (quando sotto c’è sabbia e terriccio come successe a Nardò), le onde sismiche restano intrappolate e si amplificano gli effetti».

Come riferisce l'associazione di volontariato Salute Salento, nell’immaginario collettivo la Puglia non sembrerebbe una regione sismicamente pericolosa, anche se la provincia di Foggia conta 10 comuni classificati in zona 1 (Subappennino dauno e Capitanata) e la restante parte in zona 2. La provincia di Bari e la BAT, per esempio, hanno 3 comuni in zona 2, 37 in zona 3 e solo 7 in zona 4. La provincia di Taranto ha 9 comuni in zona 3 e 19 comuni in zona 4. I comuni delle province di Brindisi e Lecce sono tutti in zona 4.

«La Puglia non ha un servizio geologico regionale – fa sapere Quarta - E la nuova cartografia copre appena il 20% della regione. Sono disponili pochi fogli geologici di nuova generazione (alla scala 1:50.000 di maggior dettaglio). Nel Salento solo 2 fogli : Ugento e Capo Santa Maria di Leuca, ai quali si aggiungono il foglio di Bari e altri 5 fogli dell’area foggiana. La Puglia - aggiunge Quarta - è indietro con le attività di “microzonazione sismica”, attività volta ad individuare e caratterizzare le zone stabili e quelle soggette a instabilità».

Le famiglie sono al sicuro nelle loro abitazioni? Ancora Quarta, «Per quanto attiene alla conoscenza dello stato di sicurezza del fabbricato è necessario avviare un programma di studio diagnostico sulle fondazioni e strutture e verificare la sequenza di interventi di manutenzione del fabbricato. Inoltre è da segnalare che nel Salento, soprattutto lungo la costa, molte abitazioni sono sorte in maniera abusiva, spesso senza rispettare i criteri, che potrebbero essere vulnerabili in caso di sisma».

Il cittadino – questo il consiglio del geologo - deve essere consapevole del livello di sicurezza dell’edificio in cui vive. «Deve sapere se la sua abitazione è stata realizzata su terreni sciolti, con scarse caratteristiche meccaniche, dove è presente anche una falda freatica superficiale. Se è stata costruita in muratura singola, con solaio latero cementizio, in caso di sisma, il rischio di crollo è molto alto. Al contrario, l’appartamento a piano terra, costruito su roccia con struttura intelaiata e muratura di tompagno, ben incastrata, può vivere un evento sismico di moderata intensità con maggiore tranquillità».

(foto 
Salentoacolory)

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