Caccia, Basile fa il punto: "Piano venatorio fermo al 2014, bisogna aggiornarsi"

giovedì 29 settembre 2016
A pochi giorni dall'apertura della stagione di caccia in Puglia, Michele Basile, presidente dell'Anlc, offre il suo contribuito alla riflessione su un tema spesso poco approfondito ma che, invece, offre molti spunti che aiuterebbero a comprendere meglio il territorio.

«In previsione della convocazione dell’assemblea di zona indetta dall’Atc Br/A, per il prossimo 30 settembre a Montalbano di Fasano, che interessa tutto il mondo venatorio, inclusi gli agricoltori e gli ambientalisti, credo sia opportuno, in qualità di presidente provinciale dell’Associazione Nazionale Libera Caccia, che conta in terra di Brindisi oltre 1200 tesserati, esternare il mio  pensiero che vuole essere un momento di riflessione e un contributo al dibattito emerso all’interno del mondo venatorio in questi giorni grazie all’apertura della nuova stagione di caccia.

Preliminarmente, mi sento di dover denunciare in modo forte, la totale indifferenza della Provincia di Brindisi di fronte a un Piano Faunistico Venatorio scaduto nel 2014 e da allora in regime di proroga. È bene evidenziare come tale piano sia uno strumento fondamentale di pianificazione e uso del territorio non solo a fini venatori ma anche a fini ambientali oltrechè turistici e produttivi. Ad esempio, soprattutto in territorio di Francavilla Fontana, così come nel territorio di Cisternino, molte superfici destinate a oasi di protezione hanno ceduto, negli anni, terreno alle strutture industriali e abitative, per cui quella parte che fino a qualche anno fa era un’oasi di protezione oggi è piena area turistico recettiva (Cisternino) oppure area industriale (Francavilla Fontana), per cui la presenza delle tabelle di divieto di caccia in un’area fortemente antropizzata, mentre sulla carta dovrebbe essere a elevata importanza ambientale, appaiono risibili.

Appare chiaro come l’atto di accusa nei confronti della Provincia di Brindisi di indifferenza a quanto è accaduto al territorio sia fondamentale, soprattutto alla luce del fatto che uno studio di ricognizione delle risorse ambientali e della consistenza faunistica stanziale, realizzato dall’ Atc Br/A, in un recente passato e consegnato all’allora dirigente dell’Ufficio Caccia della Provincia, giace impolverato in un cassetto della sua scrivania. 

È bene ricordare, inoltre, che già nel 2014 la giunta regionale, in occasione della scadenza del Piano Faunistico Venatorio, ha stanziato per  le Province, la somma di 35mila euro per la redazione del nuovo strumento di pianificazione territoriale. Malgrado la mia associazione abbia in più occasioni sollecitato il dirigente competente questi non solo non ha attivato le procedure per la redazione del nuovo piano ma ha anche restituito la somma di oltre 850mila euro perché non si è voluto utilizzare quei soldi sul territorio a fini ambientali, piuttosto si è preferito risanare le passività della Regione. 

Un silenzio assordante, va registrato anche da parte delle associazioni ambientaliste sull’argomento “spreco di denaro pubblico“ relativo ai 465mila euro stornati dai fondi venatori e utilizzati per recintare in modo poco cristallino i terreni del parco regionale “Saline di Punta della Contessa”. Invito tutti ad andare a visionare il risultato finale, un invito speciale è rivolto agli organi di controllo, per verificare la bontà dell’operazione nel rispetto della progettualità e soprattutto la possibilità che non si sia sprecato denaro pubblico, come molti di noi ritengono.

Infine è notizia di giorni addietro che la Provincia di Brindisi voglia acquisire la somma di 400mila euro (dai fondi venatori finalizzati al miglioramento degli habitat naturali e al ristoro dei danni da selvaggina stanziale) per poter pagare gli emolumenti fino a dicembre ai dipendenti della Santa Teresa. Il solerte dirigente, invece di preoccuparsi a predisporre nuovi piani di impresa per rendere la società della Provincia più efficiente e meglio adattata alle nuove funzioni, si preoccupa di garantire gli stipendi dei dipendenti fino al 31/12 senza nessun impegno sul mantenimento dei livelli occupazionali a far data dal primo gennaio 2017.

Discorso a parte merita la cattiva gestione della vigilanza in campo ambientale, per altro già oggetto di forti critiche sin dal 2012, sia per quanto riguarda i nuovi impieghi degli agenti ex polizia provinciale, oggi incardinati nel servizio della Regione Puglia e sia per quanto riguarda la gestione dei tantissimi volontari che con spirito di sacrificio esplicano la delicata funzione di vigilanza venatoria. Purtroppo una vacanza normativa non permette un adeguato sistema di controlli nelle campagne e neanche il maldestro tentativo dell’Atc ad utilizzare in modo improprio tali risorse umane volontarie ha rappresentato la giusta soluzione.

Piuttosto ci saremmo aspettati che l’Atc utilizzasse sia i cacciatori e sia le guardie volontarie per implementare un sistema di censimento della fauna selvatica stanziale  e migratoria che ancora non ha realizzato. A testimonianza di una gestione dell’Atc poco oculata, il presidente è obiettivamente digiuno di normativa e problematiche venatorie.

L’immissione delle starne ad agosto senza un progetto e un programma ben definito ne è l’emblema, così come la gestione degli extra provinciali. Ci si è affrettati ad approvare una prima graduatoria e successivamente una seconda immettendo complessivamente 648 cacciatori residenti nelle province pugliesi in un anno in cui la vigilanza è carente. 

Certo di aver dato un fattivo contributo al dibattito sulla caccia aperto saluto cordialmente quanti hanno avuto al pazienza di leggere questo mio breve intervento».                                        
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