In coda con la mamma malata: "Rifaccia la fila, non ha il biglietto"

lunedì 26 settembre 2016
Quanto accaduto a Maurizio Colella,  consigliere comunale di Democratici per Brindisi, ieri all'ospedale Antonio Perrino potrebbe essere un esempio del fatto che, alcune volte, la burocrazia, di solito garante della legalità e della trasparenza, non va d'accordo col buonsenso. 

Colella si è recato in ospedale con l'anziana madre affetta dal morbo di Parkinson e da quello di Alzheimer per farle sostenere la semestrale visita di controllo nel reparto di psichiatria. «Sono arrivato nella struttura – racconta Colella – intorno alle 14, con discreto anticipo. Insieme a me e a mia madre, che è costretta su una sedia a rotelle a causa dei suoi problemi fisici, c'era la badante, una donna straniera che si prende cura dei suoi bisogni quotidiani. Ho lasciato lei e mia madre al reparto e mi sono recato giù, agli sportelli dove si timbrano le ricette per poter effettuare le visite». Il largo anticipo col quale Colella è giunto allo sportello gli ha permesso di prendere posto tra i primi della fila, in attesa che l'ufficio aprisse alle 15, come da orario. In fila con lui c'era altra gente che, come il consigliere, non era munita del numero che segna la priorità di posto, dato che il dispositivo erogatore dei biglietti non era stato ancora messo a disposizione dell'utenza. 

«Intorno alle 14.45 - prosegue Colella - sono stato chiamato dalla badante poiché era il turno di mia madre e la mia presenza era indispensabile per spiegare ai medici i suoi problemi e le condizioni nelle quali versa. Ho chiesto cortesemente a chi era in fila dopo di me di poter conservare il posto e tutti, di buon grado, si sono resi disponibili». La visita, come preveddibile, è durata pochi minuti e Colella, alle 14.55, era di nuovo giù per completare quanto lasciato in sospeso. «Quando sono arrivato – spiega – ho ripreso tranquillamente il mio posto. Davanti a me c'era solo un altro utente e, arrivato il mio turno, mi sono presentato all'addetta allo sportello la quale mi ha chiesto il biglietto col numero che attestava che toccava proprio a me. Dopo averle spiegato quello che era accaduto, non c'è stato verso di ottenere la prestazione poiché la dipendente insisteva di voler vedere il biglietto». 

La cosa è proseguita allo stesso modo anche dopo che il consigliere ha dimostrato di avere l'appoggio degli altri utenti in fila, i quali hanno confermato la versione proposta da Colella. «La risposta che ho ricevuto è stata spiazzante: l'addetta mi ha detto di farmi dare il numero dalla signora che era dopo di me la quale, molto gentilmente, ha offerto di cedermi il posto. Io, però, non ho potuto accettare: nel frattempo, infatti, si era formata una fila composta da una 50ina di persone e la donna si sarebbe dovuta sottoporre a una lunga attesa a causa mia». 

Colella, quindi, ha chiesto se il numero fosse necessario per effettuare qualche tipo di controllo o verifica sulle operazioni dello sportello. «Il biglietto serve solo a disciplinare la fila e non ad altro: di fronte a una totale condivisione delle cose con gli altri utenti in fila, non vedo perché non avrei dovuto mantenere il mio posto». 

Il consigliere si è rivolto all'amministrazione dell'ospedale per chiarire la questione. La direzione del Perrino riceverà, in queste ore, una lettera firmata dal consigliere comunale. La missiva non è di carattere istituzionale ma, in qualche modo, riguarda l'interesse collettivo: il cittadino Colella, e non l'esponente politico, vuole chiedere ai dirigenti del presidio lumi sulla faccenda. «Bisogna capire che, quando si lavora in un ospedale, qualsiasi ruolo si ricopra, si ha a che fare con malati e sofferenti e che, quando è possibile e nel rispetto delle regole, bisogna venire incontro alle esigenze dell'utenza».

Immagine di repertorio
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