Carito: “Porre la questione Briatore quasi fosse una discriminazione sociale, è una banalità”

sabato 24 settembre 2016
Partiamo da una premessa: il viaggio in realtà è composto da 3 parti, il viaggio sognato, il viaggio vissuto, il viaggio raccontato, vale a dire che l’esperienza del viaggio non è solo limitata alla sua materiale effettuazione ma va ben oltre sia nel prima e sia nel dopo.

Il viaggio sognato inizia nel momento in cui si incomincia a pensare al “viaggio”, se discute in famiglia, con gli amici, si fanno progetti, ricerche on line alla ricerca di percorsi, ritrovi, hotel ristoranti, mezzi d trasporto e quanto d’altro di utile.Il viaggio vissuto è quello materialmente effettuato, se vogliamo è il più breve tra i tre segmenti prima indicati.Il viaggio raccontato non ha limiti di tempo, è racconto, memoria, narrazione,  ricordi che ci accompagneranno per sempre .
Quindi un territorio che ambisce ad essere “turistico” deve essere in grado di suscitare aspettative (politiche di marketing territoriale – promozione del territorio), deve offrire servizi in linea con le aspettative che ha suscitato, presentare non il più prezzo più basso ma bensì con il miglior rapporto qualità/prezzo, se avremo rispettato i primi due punti , il terzo (viaggio raccontato)  verrà di conseguenza e sarà il miglior “testimonial” della valenza del nostro territorio.
Oggi la Puglia è impegnata in una promozione del proprio territorio in Italia e sopra a tutto all’estero, una promozione a mio avviso troppo generalista nel senso che non esalta le ragioni per le quali i vari tipi di turismo dovrebbero scegliere la Puglia ma si limita ad una elencazione del proprio patrimonio paesaggistico/artistico/archeologico/naturalistico ma tutto ciò pur se fondamentale non è sufficiente per lo sviluppo di una industria turistica chiamata a competere sul mercato globale e sempre più settoriale.  Quando parlo di vari tipi di turismo mi riferisco a: vacanze balneari, termali, tour culturali, turismo religioso, sociale, sportivo, terza età, scolastico, congressuale, d’affari, all’aria aperta, naturalistico, gastronomico, nautico, crocieristico, solo per citarne alcuni. Un tipo di turismo non esclude l’altro, tutti possono e anzi devono convivere se vi vuole essere “sistema turistico” e poter contare quindi su una offerta che copra tutti i mesi dell’anno (solo così si crea vera economia ed occupazione). Solo se si diventa “sistema turistico” si possono realizzare economie di scala, fare crescere le professionalità legate a tutto il sistema della ospitalità (trasporti-hotel-guide-ristoranti-musei- parchi a tema e molto altro) .
Con un turismo “stagionalizzato” non si va da nessuna parte, non si crea economia vera, si auto-limita la crescita. E’ sin troppo ovvio l’affermare (come ora faccio io) che, per intercettare i vari tipi di turismo prima citati,  è necessario che il territorio sia dotato di idonee infrastrutture (la logistica è fondamentale) strade, ferrovia, aeroporti, devono essere fra loro integrati. Ad esempio, vediamo il caso Brindisi, il pensare un aeroporto non collegato direttamente alla rete ferroviaria è pura follia. Sarà ben difficile intercettare turismo congressuale senza disporre di un moderno  centro congressi, o un turismo Culturale o Religioso con le principali Chiese sbarrate , i 2 Castelli non usufruibili, le stradine del centro storico invase dalle auto.
Un politica turistica parte dalla tutela del territorio, dal dare ai propri cittadini  una quotidiana e normale vivibilità  (di conseguenza l’avranno anche i turisti), quindi piani urbanistici, sicurezza,trasporti, servizi di igiene urbana, usufruibilità dei luoghi e dei siti di interesse turistico e non solo.
Come già detto in precedenza un tipo di turismo non ne esclude un altro, l’intervento di Briatore a mio avviso va letto non come un bocciatura in toto dell’attuale sistema (che sistema non è, è una somma di individualità) o peggio ancora un voler radere al suolo l’attuale tipologia di turismo, egli semplicemente ha indicato altre opportunità (turismo di fascia top)  che al momento intercettiamo graziea delle belle eccezioni quali il comprensorio di Fasano.
Come in ogni sistema economico ,(il turismo è bene rammentarlo è la prima industria mondiale) , non si deve guardare solo al fatturato, ai grandi numeri, ma la maggiore attenzione deve essere data alla redditività, all’utile che non è solo un fatto privato (già di per se importante perché consente nuovi investimenti) ma che attraverso la tassazione diviene un  utile sociale  attraverso cui i reperire le risorse per la tutela, manutenzione, conservazione del territorio e servizi connessi alla gestione dei flussi turistici. 
Tutti noi abbiamo letto che, l’affitto delle case vacanza private raggiunge ben il 98% di evasione fiscale, aggiungiamoci che crea pochissima occupazione e che la capacità di spesa degli ospiti è limitata. Dunque se un comune registra decine di migliaia di presenze e se quelle presenze sono per lo più in strutture sconosciute al fisco, quel comune incasserà ben poco,  ma deve in ogni caso fronteggiare per quei 70 giorni maggiori oneri per accoglienza , pulizia , sicurezza , trasporti , spiagge,manifestazioni e quant’altro, cioè redditività sociale pari a zero  o addirittura negativa.
Di certo non mi appassiona l’idea di grandi resort al cui interno vi è il top del lusso e dei servizi e all’esterno disagio e povertà (questo è il quadro di alcune località che definiamo  terzo mondo in cui gli Italiani vanno a fare per una settimana i ricchi), mi interessa un sistema turistico non una struttura turistica fine a se stessa. Vanno parimenti evitati fenomeni alla Gallipolizzazione,in tal senso Briatore non ha detto nulla di nuovo, chi si scandalizza delle sue dichiarazioni non ha capito un bel nulla in tema di “economia del turismo”. Sull’argomento “vacanze lowcost” vi è attualmente  un dibattito aperto che coinvolge le principali destinazioni turistiche mondiali (vedi Barcellona), tutte si interrogano sul reale rapporto costi/benefici.Si pensi ad esempio a ciò che comportano talune tipologie di mega raduni o concerti: atti vandalici, droga, alcol, gente che dorme per strada e altro ancora che mette a dura prova la convivenza con il vero turismo e per vero turismo non intendo ovviamente quello di Lusso ma semplicemente quello educato e rispettoso dei luoghi. 
Turismo sociale , scolastico , religioso , terza età , non sono certo “turismo di lusso”  anzi è turismo “economico” (vedasi turismo scolastico e terza età) ma è importantissimo in quanto “fuori stagione”. Porre, come hanno fatto in tanti,  la questione “Briatore” quasi fosse una discriminazione sociale è davvero una banalità, un provincialismo esasperato e per molti versi ignorante ed arrogante. Nessuno sano di mente direbbe o si sognerebbe di limitare il turismo alla fascia lusso, è una stupidaggine , dobbiamo auspicare un sistema che coinvolga e faccia convivere tutte le fasce sociali, non può essere diversamente, lo ripeto, occorre passare dall’individualismo al sistema o se preferite : tutti dobbiamo fare parte del sistema  strutturale e operativo. Le pubbliche amministrazioni devono da parte loro impegnarsi in percorsi che lascino pochissimo spazio alla improvvisazione e premino invece competenze e professionalità con progetti e visioni di ampio respiro .  Villaggi , alberghi , spiagge private , resort ,  approdi turistici , non sono il diavolo, lo diventano se sfuggono a norme e tutele urbanistiche/paesaggistiche chiare, ma appunto devono essere chiare e inquadrate in un sistema che lasci inalterate le peculiarità che ci contraddistinguono. .
Nel 2000 venne pubblicato il libro “ Perché la Puglia non è la California “ di Franco Tatò, precedentemente era stato pubblicato nel 1992 il libro “L'inferno: profondo sud, male oscuro” di Giorgio Bocca , due autori diametralmente opposti che misero a nudo con pragmatica crudeltà e realismo   i nostri endemici mali . E’ vero ,  da allora abbiamo fatto molti passi in avanti ma molto resta ancora da fare,  prima ce ne rendiamo conto e meglio è .

Antonio Carito
 
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