Carbonile, i No al carbone: "Opere realizzate in ritardo e inefficaci, altrove Cerano avrebbe chiuso da tempo"

domenica 18 settembre 2016
Le immagini delle due “dune” di carbone presenti nel carbonile della centrale Enel Federico II di Cerano hanno fatto il giro della città, grazie alla loro pubblicazione su Facebook, e hanno ravvivato il dibattito sulla questione ambientale a Brindisi.

Il movimento No al carbone ha ripreso i dati epidemiologici diffusi nei mesi scorsi per attaccare l'azienda, accusandola di aver realizzato delle “opere di ambientalizzazione”, le coperture dei carbonili, che non servirebbero a molto, inefficaci nel contrasto alla dispersione delle polveri sottili, additate come una delle cause dell'inquinamento dell'aria brindisina. «Queste “opere di ambientalizzazione", presentate come ingegneristicamente all'avanguardia, realizzate con un clamoroso ritardo di 25 anni – scrivono in una nota da movimento ambientalista - avrebbero dovuto annullare l'inquinamento prodotto dalle polveri, causa principale del processo in corso in cui il pubblico ministero ha chiesto la condanna a 3 anni di reclusione per 13 dei 15 imputati, quasi tutti manager di Enel». 

Dal 1991, secondo le informazioni in possesso degli attivisti, sono passati 17 anni per i primi cannon fog, 20 anni per il primo revamping del nastro trasportatore e 25 per avere un parco carbonile coperto. I Nac, per avvalorare la tesi proposta, tornano sui dati delle ultime indagini svolte da vari enti e associazioni. «Nel dicembre 2014 è stato diffuso l’aggiornamento del rapporto dell’Agenzia Europea per l’Ambiente sui costi economici degli effetti sanitari associati alle emissioni. L'aggiornamento abbraccia un arco temporale che va dal 2008 al 2012 e la Federico II si conferma primo in assoluto tra i peggiori impianti italiani. Nel periodo 2008/2012, le emissioni inquinanti della centrale Enel Federico II hanno comportato un costo in termini sanitari tra i 1356 e 2940 milioni di euro». Non solo una questione sanitaria, quindi, ma anche economica: la centrale, secondo gli attivisti, non solo sarebbe la più inquinante d'Italia ma costerebbe alla collettività brindisina uno sproposito, in termini di cure e assistenza medica. 

Gli ambientalisti, poi, richiamano alla memoria anche le 44 morti l'anno che la centrale provocherebbe, secondo lo studio effettuato dal Cnr, pubblicato dalla rivista “International Journal of Environmental Research and Public Health. «Lo studio del Cnr prende in esame l’impatto del particolato emesso dalla Federico II. L’indagine condotta, inoltre, ha evidenziato che ignorare il ruolo del particolato secondario conduce a una sottostima dell’impatto che la centrale ha sulla salute. Un altro studio recentissimo condotto dai ricercatori del Dipartimento di Epidemiologia del Lazio (Dep), dell’Ares Puglia, dell’Arpa e dell'Asl di Brindisi guidato per incarico del Centro Salute e Ambiente della Regione Puglia ha dimostrato che, per alcune cause di morte, è associato un aumento significativo di rischio al crescere dell'esposizione a Pm10». Secondo i dati diffusi, nei soggetti della coorte presi in esame più esposti a meno di un microgrammo di particolato (precisamente 0.65) per metro cubo d'aria, si riscontra una mortalità annua più elevata per tutti i tumori (+8%). Tra questi spiccano il cancro del pancreas (+11%); il cancro della vescica (+16%); le malattie respiratorie (+12%); gli eventi coronarici acuti, cioè i decessi per infarto cardiaco (+11%). «In qualsiasi altra nazione del mondo – rincarano gli attivisti - con questi dati, si sarebbe bloccata la produzione perché non sostenibile dal punto di vista dell'impatto e “fuorilegge” per quel che concerne il diritto ambientale. A Brindisi invece, al netto di tutte le buone intenzioni propagandate in campagna elettorale soprattutto da parte di chi le elezioni le ha vinte, è calato il silenzio e il business del carbone continua indisturbato. Il silenzio della politica e delle istituzioni come Comune e Regione e della stessa Asl, parte attiva nell'ultimo studio, di cui non c’è traccia sui siti aziendali, è gravissimo. Evidentemente sono più importanti le passerelle presso la Fiera del Levante invece che i problemi delle comunità».
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