Dov’è scomparso l’aereo della Malaysia Airlines? Nuove ipotesi da una ricerca salentina

giovedì 28 luglio 2016

Lo studio è pubblicato oggi nella rivista Natural Hazards and Earth System Sciences  un magazine open access della European Geosciences Union (EGU).

Nuove speranze di trovare i resti dell’aereo MH370, scomparso l’8 marzo 2014 arrivano da una ricerca salentina. “Per la prima volta siamo riusciti a calcolare, per i resti dell’apparecchio scomparso, una possibile rotta che concorda al meglio con tutte le cinque rilevazioni di detriti confermate finora. Questo dovrebbe consentire di fare previsioni molto più accurate su dove trovare altre tracce dell’aereo scomparso”. Sono parole di Eric Jansen, ricercatore della Fondazione CMCC – Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici e lead-author dello studio.

L’8 marzo 2014, il volo MH370 della Malaysia Airlines è scomparso con l’equipaggio e 239 passeggeri durante il viaggio di linea tra Kuala Lumpur a Pechino. Da allora, al fine di localizzare e recuperare il relitto dell’aereo, ingenti ricerche sono state realizzate nell’area meridionale del dell’Oceano Indiano, dove si suppone che possa essere precipitato l’aereo, mentre resti dell’apparecchio sono stati rinvenuti anche sulle coste dell’Africa orientale e di alcune isole.

La parte più a nord dell’attuale area di ricerca, al largo delle coste australiane, coincide con l’area che, secondo le nuove simulazioni sviluppate del team CMCC, mostra le possibilità maggiori di essere la zona da cui hanno avuto origine i resti trovati finora.

“Ad ogni modo, la nostra simulazione mostra che i detriti dell’aereo potrebbero essere partiti da un’area che potrebbe anche essere 500 km più a nord”, spiega Jansen. “Potrebbe quindi essere utile estendere le ricerche in questa direzione, se non si dovessero ottenere risultati concreti nell’attuale area di ricerca”. 

Per capire il percorso in mare dei resti del MH370 dopo l’incidente, i ricercatori hanno lavorato con un modello che utilizza dati oceanografici messi a disposizione da EU Copernicus Marine Environment Monitoring Service e che includono dati globali sulle correnti superficiali e sui venti relativi agli ultimi due anni. Le simulazioni sono poi state realizzate usando le informazioni sulla localizzazione dei 5 resti trovati finora e di cui è stata confermata l’appartenenza all’apparecchio scomparso: due in Mozambico, uno rispettivamente a Réunion, in Sud Africa e alle Mauritius (nell’isola di Rodrigues).

 “Se si dovessero ritrovare nuovi resti del relitto, potremmo aggiornare i nostri risultati in poco tempo”, afferma Jansen e pertanto migliorare le stime di dove potrebbero essere partiti i detriti e perciò dove potrebbe essere ritrovato il relitto. Nella prima fase delle simulazioni, il modello calcola le diverse traiettorie seguite dai resti alla deriva. Si tratta, in questo caso, di operazioni che richiedono tempo di calcolo anche per un Supercomputer potente come quello del CMCC utilizzato per questo studio. Ma il lavoro sulla localizzazione delle parti di relitto rinvenute, riguarda solo l’ultima fase delle simulazioni, quando si combinano tra loro i risultati per individuare quali sono più probabili. Una volta che la prima fase del modello è compiuta, incorporare nuovi dati relativi a nuove parti del relitto è un’operazione abbastanza veloce e relativamente semplice.

I risultati mostrano che, stando alle informazioni attuali, l’area più probabile per individuare resti sono le coste della Tanzania e del Mozambico (per quanto riguarda la terraferma), Madagascar, Réunion, Mauritius e Comore (per quanto riguarda le isole). Il corpo principale del relitto dovrebbe avere maggiore probabilità di essere trovato nell’area compresa tra 28°S e 35°S. Si tratta di un’area che coincide grosso modo con le ricerche in corso, ma lo studio suggerisce che l’aereo potrebbe anche trovarsi più a nord rispetto a dove si stanno concentrando le attuali attività di ricerca. 

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