Cittadella della Ricerca, i Cobas convocano un sit in: «Mobilitazione per difendere l'università a Brindisi»

sabato 30 aprile 2016
La situazione della Cittadella della Ricerca, la sede distaccata dell'Università del Salento a Brindisi, è sempre più in bilico.

La vicenda delle sue sorti è seguita da vicino, da molto tempo, da Roberto Aprile, responsabile dei Cobas del lavoro privato. 

«Stanno facendo la Festa al Lavoro, è ora di alzare la voce – afferma amaro Aprile - Il sindacato Cobas del Lavoro Privato chiama a raccolta per un sit-in lunedì 2 maggio alle  9, presso la Cittadella della Ricerca, tutti quelli che hanno a cuore non solo il mantenimento dell'Università del Salento ma il suo rilancio, insieme a quello della stessa Cittadella della Ricerca».

Il sit-in si svolgerà in concomitanza con la riunione che l’assessore regionale al lavoro ha convocato per fare il punto sulla difficile situazione che si è venuta a creare con la sempre più probabile chiusura a Brindisi della Università del Salento, visto il disimpegno economico della Provincia di Brindisi .

L’incontro avrà, oltre al tema dell'università, anche quello  del futuro della Cittadella della Ricerca, realtà da anni in declino con sempre più aziende che sono andate via lasciando vuoti i capannoni.

«Mentre però le parole scorrono a fiumi e i fatti stanno a zero, per 13 lavoratori l'ultimo giorno di lavoro è stato venerdì 29 aprile 2016 – ragiona Aprile - Lanciamo questo appello convinti che  solo con una grande mobilitazione popolare possiamo opporci ai programmi di smantellamento di Università e Cittadella. Quello di lunedì 2 Maggio deve essere quindi un assedio di idee e proposte rivolte a una classe politica che ha avuto mesi e mesi di tempo per affrontare il problema ma non ha fatto nulla. Da tantissimi anni ormai il Cobas sostiene che lo sviluppo della presenza universitaria a Brindisi e di un polo di ricerca importante collegato a iniziative imprenditoriali potesse diventare un pezzo di un nuovo percorso economico per la nostra città, per la nostra provincia. Invece ci troviamo a difendere quattro stracci che addirittura vogliono cancellare. È il momento della rabbia di una comunità che deve contrastare un disinteresse sempre più marcato per la propria terra. Dobbiamo difendere quel poco che abbiamo, non possiamo permetterci il lusso di perderlo».
 
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