Assistenza penitenziaria, la Cgil: «Alcuni non riconoscono l'autonomia del personale sanitario in carcere»

venerdì 15 aprile 2016
Il sindacato denuncia l'ingerenza di alcuni dirigenti del carcere nell'operato del coordinatore sanitario, figura autonoma di supporto medico e psicologico.

Nelle carceri i ruoli di sorveglianza e di sanità penitenziaria sono stati scorporati: i primi fanno capo al Ministero della Giustizia, i secondi al Servizio Sanitario Nazionale. L'autonomia e l'indipendenza reciproca di queste funzioni e di chi le esercita dovrebbe essere scontata. 

La denuncia che arriva dalla casa circondariale di Brindisi, però, va nella direzione opposta a questo assioma: Antonio Macchia, segretario generale della Cgil Funzione Pubblica, ha denunciato un'ingerenza della dirigenza del carcere nei confronti del coordinatore infermieristico, il quale ha ricevuto una contestazione, secondo il sindacalista, per essersi preoccupato dei tentativi di suicidio di diversi detenuti, intervenendo con una parola amica. 

«Quello che sta accadendo presso la Casa Circondariale di Brindisi ha dell’incredibile – afferma Macchia - È noto che i detenuti, nei primi tempi, sono psicologicamente deboli e occorre una forte opera di monitoraggio, nonché una gran dose di umanità, affinché questa gente non sia condannata doppiamente. Ruolo del personale sanitario è proprio questo: prevenire, ove possibile, le degenerazioni tipiche di un carcere che non ascolta e non vede». 

La Cgil, quindi, intende denunciare il conflitto esistente fra il personale sanitario delle carceri e altri dipendenti, anche la dirigenza. 

«Alcuni dirigenti di recente nomina rovinano e ostacolano il lavoro di equipe creato in anni di sensibile prestazione professionale: alcuni non intendono riconoscere l’autonomia professionale del personale sanitario, impedendogli di fornire, in libertà e nel rispetto della propria etica professionale, un aiuto psicologico prima che sanitario. Pertanto, si chiede un incontro urgente al direttore generale dell'Asl, Giuseppe Pasqualone, per avere un servizio sanitario rispondente alle esigenze della popolazione carceraria».
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