Inquinamento e malformazioni: gli scienziati cinesi confermano i risultati dello studio effettuato a Brindisi

giovedì 14 aprile 2016
Uno studio cinese riprende e conferma i risultati e la metodologia usati dai ricercatori del Cnr di Lecce e della locale Asl sulle malformazioni neonatali verificatesi a Brindisi e diagnosticate dal 2001 al 2010: gli scienziati sono partiti dal metodo usato in Puglia per valutare e studiare gli effetti dell'esposizione di donne incinte allo stesso tipo di inquinante preso in considerazione dallo studio pugliese, avvalorando la bontà del lavoro italiano e la credibilità dei suoi risultati.

L’articolo di Cijiang Yao e colleghi, “Air Pollution and the Risk of Birth Defects in Anqing City, China”, è stato appena pubblicato sul numero di aprile della rivista Joem, American College of Occupational and Environmental Medicine.

Lo studio di coorte condotto nella città di Anqing in Cina sui nati con malformazione dal 2010 al 2012 ha rilevato che il rischio di malformazioni è correlato con più elevati valori di SO2 (anidride solforosa) misurata nell'ambiente. La correlazione è stata dimostrata per esposizioni della madri prima del concepimento, nel primo e maggiormente nel secondo semestre.

Sono stati studiati 398 casi di bambini e bambine nate con malformazioni congenite su 16332 nati nel periodo considerato. Un incremento di 10 mg/m3 nel secondo trimestre di gravidanza è fortemente associato con difetti congeniti.

La ricerca cinese appena pubblicata cita il lavoro condotto nella città di Brindisi dai ricercatori del Cnr di Lecce e della locale Asl sulle malformazioni del capoluogo diagnosticate dal 2001 al 2010. Le mamme di quei bambini erano state esposte, nel periodo della loro gravidanza che va dalla terza all'ottava settimana, a una concentrazione di anidride solforosa più elevata delle mamme che avevano partorito negli stessi anni bambini in buona salute.

Gli stessi autori, un anno prima, avevano pubblicato su un'altra rivista internazionale i dati riguardanti le malformazioni congenite a Brindisi, registrando nello stesso arco temporale un totale di 194 anomalie su 8503 neonati e osservando una prevalenza di 228 casi su 10mila nati vivi, approssimativamente il 17% in più rispetto al dato riportato dal registro europeo. 

«Questi dati – affermano dall'associazione Salute Pubblica - non sono stati sinora smentiti, nonostante qualche comunicazione personale abbia cercato di seminare dubbi, ma al momento mancano pubblicazioni di valore paragonabile di segno contrario. Arriva invece proprio in questi giorni dal lavoro cinese una conferma che la misurazione della SO2 atmosferica è un'ipotesi corretta per predire il rischio di malformazioni congenite».

Le malformazioni neonatali, quindi, sono un indicatore di salute precoce in un contesto di inquinamento atmosferico. Il loro studio, secondo gli scienziati, è di fondamentale importanza per rilevare rischi per la salute a breve termine: il monitoraggio, stando così le cose, dovrebbe essere quindi continuo.


«La Regione Puglia nel luglio 2013, probabilmente sulla base delle risultanze del primo studio sulle malformazioni congenite a Brindisi, ha istituito il registro regionale delle malformazioni ma sinora non è stato pubblicato alcun report. E ciò mentre da un altro sito inquinato della regione, Manfredonia, giungono prime evidenze di eccessi di difetti neonatali. In quell'area, l'inquinante sospettato è però l'arsenico, usato nel locale stabilimento chimico sin dal 1971, disperso nell'ambiente in un incidente del 1976 (e non solo) ma ancora presente nelle matrici ambientali oggetto di bonifica».

Come spesso accade su questo fronte, quindi, siamo indietro di diversi anni sul fronte della ricerca e della prevenzione: Brindisi, essendo uno dei siti più industrializzati della Puglia, dovrebbe fare uno scatto in avanti in questo senso.

A conferma di ciò, basta fare riferimento allo studio di coorte che è in corso sulla popolazione di Brindisi e altri 6 comuni e include anche le malformazioni neonatali: i risultati della ricerca, preannunciati per la fine del 2015, non sono ancora noti. Brindisi è, infatti, la seconda area più industrializzata della Regione e sede di un grave inquinamento industriale di suolo e falda.

Immagine di repertorio
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