Il messaggio dell’arcivescovo per la Santa Pasqua

venerdì 25 marzo 2016
Miei carissimi figli e figlie, 

siamo stati esortati dal Santo Padre, a riscoprire lungo quest'Anno giubilare, il grande mistero dell'amore misericordioso di Dio. La Pasqua ne costituisce la rivelazione più grande! Il costato aperto di Gesù, ferito dal rifiuto, umiliato dalla presunzione, è la massima possibilità data a tutti gli uomini, per poter vedere «quanto è buono il Signore» (Sal 33). La croce su cui è confitto il Figlio di Dio, non è solo uno strumento di morte, ma il "luogo" da cui comincia la vita nuova per ogni uomo. Sulla croce, Gesù ha assunto la sofferenza e il fallimento che segnano la vita umana e ha donato, attraverso il suo sacrificio, la possibilità di una rinascita come nuove creature. «In questo si è manifestato l'amore di Dio in noi: Dio ha mandato nel mondo il suo Figlio unigenito, perché noi avessimo la vita per mezzo di lui» (1Gv 4,9). La speranza dei cristiani, di affrontare il male e il dolore, nei diversi modi in cui segnano l'esistenza, e di rinascere ad una nuova possibilità di bene, non sono fondati in una ricerca di rimedi o soluzioni, frutto di espedienti umani, pur necessari. Noi cristiani riceviamo la speranza, dalla croce di Gesù. Vivere la Pasqua vuol dire avere la certezza di condividere con Gesù la stessa croce, la stessa morte, ma anche la stessa risurrezione e la stessa vita. 
Ma la Pasqua, oltre ad aprirci lo sguardo sul mistero della misericordia di Dio, ci fa anche entrare nella verità di ciò che siamo. San Paolo dichiara: «questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me» (Gal 2,20). Quanto è preziosa la vita dell'uomo se ha condotto il Figlio eterno del Padre a consegnarsi per noi! Nella solenne liturgia della Veglia pasquale, la Chiesa canta dallo stupore per questa altissima dignità: «O immensità del tuo amore per noi! O inestimabile segno di bontà: per riscattare lo schiavo, hai sacrificato il tuo Figlio!» (Preconio). La grande opera di misericordia che Gesù ha compiuto verso di noi, è quella di rivelarci il nostro grande valore, agli occhi di Dio, prima ancora che ai nostri stessi occhi. E ciò che la Chiesa può e deve continuare ad annunciare e vivere è proprio questo: far sì che ognuno abbia la possibilità di scoprire, nel nome di Cristo, quanto è preziosa la propria vita! Ecco in cosa consistono le opere di misericordia spirituale e corporale che il Papa ci ha riproposto, come segni concreti da realizzare. Lo stesso mistero d'infinito amore, si riflette in modo diverso su chiunque: i dubbiosi, i peccatori, gli afflitti, gli affamati, gli assetati, i poveri, i pellegrini, gli ammalati, i carcerati, i defunti... Nessuno può essere escluso dalla dedizione amorevole della Chiesa, come nessuno può mai essere escluso dall'amore del Padre, rivelato nella morte e risurrezione del Figlio.
Vi invito a vivere con gioia la Pasqua, come certezza della fedeltà di Dio al suo amore, ma anche a condividere questa gioia con i "mendicanti di misericordia" (lo siamo tutti) che il Signore ci mette accanto. «Misericordiosi come il Padre» (Lc 6,36) sarà un modo nuovo per augurarci e dirci: «buona Pasqua»!

Domenico Caliandro
Arcivescovo di Brindisi - Ostuni
 
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