Divieto ai social per i minori di 16 anni, lo dice l’Unione Europea. Ma è già polemica

mercoledì 16 dicembre 2015
Per poter vedere un minore alle prese con il web, dobbiamo fare un passo indietro di un paio di decenni, anche se le prime connessioni tra computer risalgono già nel 1969.

Pian piano internet, con la sua utilità e polivalenza, ha preso piede in tutto il mondo, fino ad arrivare ai nostri giorni, in cui si è passati da 600 milioni di persone connesse in tutto il mondo nel 2008, a 6 miliardi nel 2015. Promiscuamente ad internet, sono nati, cresciuti ed affermati tantissimi social network, partoriti con l’idea di facilitare le comunicazioni tra studenti di varie università nel mondo, ma finiti, poi, ad essere usati in maniera smodata, a volte compulsiva, da milioni di utenti.
Dopo questo preambolo, passiamo, ora, al caso.
Noi tutti sappiamo quanti inganni si celano dietro ai social, da materiale pornografico a contenuti volgari, il tutto, non adatto, certamente, ad un pubblico giovanissimo. Sarà per questo motivo che l’Unione Europea vorrebbe vietare l’accesso sui social network ai bambini al di sotto dei 16 anni (salvo consenso dei genitori), suscitando, nei più, tanti dissensi. Di ciò, si sono immediatamente preoccupati soprattutto i social come Facebook e Snapchat, campioni mondiali di comunicazione con il mondo.
Attualmente, in Europa, come anche negli USA, il limite di età è impostato su più piattaforme a 13 anni. Tuttavia, nel Vecchio Continente, non vi sono normative che fanno riferimento a quanto appena detto. Infatti, ogni stato membro della UE è libero di optare per l’età sociale a sua scelta. In tutto questo, però, c’è una controversia e nascono i primi interrogativi in merito alla questione. Innanzitutto, ci si chiede come far rispettare in toto tale normativa, come verificare la procedura di consenso dei genitori e, soprattutto, come prevenire le bugie degli adolescenti sulla loro reale età. Sono nodi, questi, ancora da sciogliere, per una effettiva sicurezza dei minori.
Il testo finale è previsto entro il 2016 e Facebbok ritiene troppo stringete questa procedura. Però, secondo quanto afferma il presidente dello ‘sportello dei diritti’, Giovanni D’Agata, il divieto non dovrebbe entrare in vigore prima del 2018, ossia il tempo richiesto per raggiungere l’età prevista dall’Unione Europea.
Dunque, i social rimangono spiazzati di fronte a tale normativa, ma come reagiranno, invece, i ragazzi? Sono milioni gli adolescenti iscritti sui vari social e, di certo, si vedranno chiudere una porta. In questo caso, sarà importante l’ausilio dei genitori. Dovranno essere bravi, quanto meno, a monitorare l’operato dei propri figli.
Tommaso Lamarina
 
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