La "mamma" più antica del mondo è pugliese, la storia triste di "Delia" a Ulisse

giovedì 24 settembre 2015
La storia dei due scheletri ritrovati in una grotta sulle alture ostunesi raccontata da Alberto Angela nella puntata di "Ulisse" dedicata alla Puglia in onda a ottobre.

“Delia”, la “madre più antica del mondo”  vissuta 28mila anni fa a Ostuni è uno dei tesori della Puglia archeologica che sarà protagonista delle nuove puntate di Ulisse in onda a ottobre. 
La storia triste della ragazza, morta giovanissima e incinta di otto mesi, ha colpito particolarmente Alberto Angela che ha voluto spiegare ai numerosissimi fan della sua pagina Facebook alcuni particolari di questa eccezionale scoperta archeologica risalente ai primi anni Novanta. 
I due scheletri, ritrovati nella grotta di Santa Maria d'Agnano, sono conservati in una teca del Museo di Civiltà preclassiche a Ostuni  e sono visibili al pubblico dal maggio scorso. 
“Non si riesce a nascondere una commozione intima davanti a questa mamma e il suo piccolo (o la sua piccola) che il destino ha unito nei millenni” scrive Angela  “La ragazza è morta per cause sconosciute all'ottavo mese di gravidanza e i ricercatori hanno rinvenuto il suo piccolo ancora in grembo. La cosa che mi ha impressionato di più nel racconto della scoperta è che al momento di estrarre delicatamente le minuscole ossa del feto il prof Coppola si è accorto che delle falangi della mano (non esposte nella teca) erano ancora a contatto con le orbite, segno che il piccolo aveva i "pugnetti" davanti agli occhi. Come non sentire un istintivo senso di protezione nei suoi confronti anche a 28 mila anni di distanza ?”
"La ragazza aveva circa 20 anni, forse meno visto che in alcune ossa la crescita era ancora in corso, eppure era già alta 1.70m:  una statura notevole se si pensa che siamo in piena preistoria. La ragazza era un Homo sapiens e la sua tribù, accampata sui rilievi dove oggi sorge Ostuni controllava la pianura sottostante. Erano cacciatori raccoglitori e si nutrivano di cavalli selvatici e buoi selvatici. 
Il suo cranio è molto robusto e intatto e sorprende la sua dentatura, quasi perfetta sebbene rovinata per l'usura. L'hanno ritrovata, con una mano vicino alla testa e l"altra sul suo grembo quasi a voler proteggere e accarezzare il suo bambino". 
Particolari affascinanti sono il copricapo e i braccialetti di conchiglie che indossava. “È il più antico braccialetto mai ritrovato” scrive Alberto Angela “È costituito da conchiglie di gasteropodi marini e una grande ciprea, simbolo di fertilità, rinascita o protezione della vita ancora in molte culture attuali. È davvero emozionante pensare a quando veniva indossato, 28 mila anni fa”.
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