Cerano, l'Arpa ritira il parere positivo per l'Emas e Zizza chiede al Senato di acquisire i dati dello studio del Cnr

mercoledì 15 luglio 2015
Sono tante le spine ambientali con cui la città di Brindisi deve fare i conti.

Bonifiche dell'area Sin, certificazione Emas della centrale Enel di Cerano e studio del Cnr sull'impatto ambientale e sanitario che la Federico II avrebbe a Brindisi sono gli argomenti che continuano a tenere banco in città ma che sconfinano arrivando anche a Bari e persino a Roma.

Nei giorni scorsi, la pubblicazione di una ricerca condotta da tre ricercatori del Centro Nazionale Ricerche di Lecce e Bologna ha suscitato più d'una preoccupazione: secondo i dati raccolti dagli studiosi, infatti, in un anno, sarebbero 44 le morti riconducibili direttamente alla presenza a due passi dalla città della centrale a carbone dell'Enel. Strettamente legata a questo, c'è, poi, la questione del certificato Emas, una sigla che sta per Eco-Management and Audit Scheme, un marchio che certifica la qualità ambientale di un'azienda che l'Enel di Brindisi possiede ma che, invece, secondo Giorgio Assennato, presidente di Arpa Puglia, non dovrebbe avere.

Il documento serve alle aziende di snellire le pratiche e ridurre i tempi per l'ottenimento di autorizzazioni e documenti: stando al presidente dell'Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale, l'Enel non dovrebbe avere l'Emas poiché i dati raccolti non soddisferebbero le rigorose tabelle per l'ottenimento del documento.

La Federico II, invece, l'ha ottenuto sulla base anche dei pareri provenienti dagli uffici provinciali Arpa che avrebbero verificato la presenza e il pieno rispetto di alcuni standard qualitativi nella centrale di Cerano. Assennato è intervenuto, annullando i pareri dei distaccamenti dell'agenzia ma il certificato sarebbe ancora lì, nella disponibilità di Enel. Sulla questione, anche Vittorio Zizza, senatore dei Conservatori e Riformisti Italiani e membro della  Commissione Territorio, Ambiente, Beni Ambientali del Senato, ha preso posizione.

«Il presidente della 13esima Commissione ha dato mandato per acquisire copia dello studio del Cnr, pubblicato su una rivista internazionale e firmato da tre ricercatori, Cristina Mangia, Marco Cervino ed Emilio Gianicolo, secondo cui l'impatto della centrale di Cerano ha portato alla morte di 44 persone. Inoltre, ho sollecitato l'acquisizione della relazione dell'Arpa Puglia secondo cui la certificazione Emas ottenuta da parte dell'Enel, non corrisponde ai criteri qualitativi richiesti proprio come evidenziato da Giorgio Assennato, il quale ha annullato il parere positivo, riscontrando l'assenza dei requisiti richiesti e ha aperto un'inchiesta interna per capire cosa fosse successo nei suoi uffici, avviando azioni disciplinari». Sulle bonifiche, invece, c'è da registrare il grido d'allarme lanciato dalla segreteria provinciale della Uil.

«Si tratta di opere indispensabili per recuperare terreni dell’area industriale da utilizzare per nuovi investimenti, in un quadro di sviluppo sostenibile – affermano - Il segretario generale, Antonio Licchello, ha sottolineato le difficoltà che l’industria brindisina vive per la mancanza di certezza sui tempi di utilizzo delle risorse messe a disposizione per la bonifica ma soprattutto per la mancanza di un quadro di riferimento di una effettiva politica industriale a livello territoriale, regionale e nazionale». Il sindacato rivendica un ruolo centrale nel processo che dovrebbe portare a una “reindustrializzazione sostenibile”, unica speranza per l'industria brindisina.

«In questo contesto, il ruolo delle organizzazioni sindacali nei processi di analisi, di gestione e di verifica delle decisioni in termini di politica industriale sostenibile che vengono assunte ai vari livelli istituzionali dovrebbe essere fortemente rinnovato. Lo abbiamo già sostenuto a livello nazionale e ribadito nell’incontro che si è svolto il 13 luglio scorso a Bari tra le confederazioni regionali Cgil, Cisl e Uil e il nuovo governatore della Puglia, Michele Emiliano».
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