Migliaia di ulivi abbattuti senza autorizzazione per far posto ai pannelli solari, Coldiretti: «Problema segnalato per tempo, cicatrici permanenti»

giovedì 12 marzo 2015
Un problema annoso, che affonda le sue radici in scelte sbagliate e non corrette per tempo, denunciato anni fa e che mostra i suoi effetti ora, con scoperte come quella dei 6500 ulivi abbattuti senza le previste autorizzazioni per far posto a immense distese di pannelli fotovoltaici.

Sergio Botrugno, presidente della Coldiretti Brindisi, a margine di una riunione della giunta nazionale di Coldiretti, tenutasi ieri a Bari per ragionare sull'allarme Xylella Fastidiosa, altro cancro che affligge le secolari coltivazioni di ulivi pugliesi, inquadra il problema dei parchi fotovoltaici che tappezzano le campagne della provincia e che, stando alle indagini condotte dalla Guardia Forestale e dalle altre forze dell'ordine, sarebbero nati, in alcuni casi, in barba ai regolamenti o aggirando le norme previste dalle leggi regionali.

«Anni fa – racconta Botrugno – abbiamo fatto da Cicerone a molti operatori dell'informazione per documentare lo scempio che si stava verificando nei nostri terreni: ettari e ettari che prima ospitavano le nostre coltivazioni d'eccellenza sono stati violentati per far spazio a quello che doveva essere il progresso ma che, invece, era un'operazione che garantiva grandi profitti per chi sapeva approfittare di un regolamento che presentava delle importanti lacune». Delle falle legislative, dunque, sarebbero alla base di situazioni come quella scoperta dalla Guardia Forestale, che ha prodotto una sanzione amministrativa a 5 zeri, 400mila euro, per i responsabili dell'abbattimento dei 6500 ulivi che si ergevano tra i Comuni di Cellino San Marco e Brindisi.

«Quei regolamenti – spiega Botrugno – permettevano di costruire mini insediamenti da 1 Megawatt che, se accorpati, si trasformavano enormi distese. Ora quelle storture sono state corrette ma i segni, le cicatrici sul territorio, rimangono, come testimoniato dal lavoro di questi giorni condotto dalle guardie forestali». Dietro questa possibilità prevista dalle norme regionali allora in vigore, poi, sorgevano le opportunità per i proprietari terrieri che, allettati dalle vantaggiose offerte degli imprenditori delle rinnovabili, hanno ceduto i diritti per lo sfruttamento dei campi, rendendo possibili i mega insediamenti che, secondo una opinione molto diffusa, hanno deturpato l'orizzonte del paesaggio provinciale e danneggiato l'economia agricola, oltre a produrre alcuni effetti collaterali non di poco conto. «Gli agricoltori, hanno ceduto di fronte alle offerte generose dei responsabili delle aziende che producono e installano i pannelli solari, nell'ordine di 3, 4 e anche 5 volte il valore reale del terreno, provocando una crisi del mercato immobiliare che ha, di fatto, impedito a che voleva continuare a lavorare la terra di acquistare altri campi per allargare le proprie produzioni».

Botrugno, proseguendo nel ragionamento, ha sottolineato come Coldiretti, con la sua azione sul territorio, abbia cercato di porre un argine allo scempio che si stava perpetrando. «Come dicevo prima, siamo sempre stati vigili sulla questione, provocando, in alcuni casi più eclatanti, la dismissione di piccoli impianti, prima che fosse troppo tardi: altre volte, purtroppo, non ce l'abbiamo fatta». In conclusione, seguendo il ragionamento del presidente dei coltivatori diretti brindisini, il danno che è stato già fatto non è più evitabile: l'unica consolazione, se di consolazione si può parlare, deriva dall'impossibilità che certe situazioni possano ripetersi. Sempre che la vigilanza sul rispetto delle regole, ben scritte e applicate, rimanga costantemente alta.
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