Pala della Madonna delle Grazie, parla la restauratrice: “Restituita la vera immagine ai magliesi”

giovedì 18 settembre 2014

A parlare è Alessandra Muci, titolare della omonima ditta di restauro di opere d’arte, ditta di fiducia della Soprintendenza e autrice dell’intervento sull’opera conservata nella chiesa di Maglie.

Un restauro che fa ancora discutere quello riguardante la pala della Madonna delle Grazie nell’omonima chiesa magliese. L’intervento, concluso agli inizi di marzo, fece parlare di sé per la scomparsa della veduta della città, nel cuore del dipinto. Una scelta però motivata e attenta, come spiega Alessandra Muci, la restauratrice che si è occupata dei lavori:

FASE PRELIMINARE. “Si è trattato -spiega - di un restauro condotto con molta cautela e ponderato in ogni sua scelta rispettando il protocollo scientifico e metodologico oggi richiesto dalla Soprintendenza, e chi doveva sorvegliare lo ha fatto fino in fondo. Restauro peraltro molto lungo, iniziato di fatto nel 2009 e terminato a gennaio del 2014. Proprio in previsione di tempi molto lunghi in accordo con la Direzione dei Lavori, la Confraternita fece realizzare una copia fotografica perfetta, in scala 1:1, del dipinto in restauro, tutt’ora conservata. Tutto il primo anno di restauro trascorse in attesa dei risultati delle indagini scientifiche e della loro analisi.

Dopo ci sono voluti altri sei mesi, per definire la quantità e la qualità della superficie pittorica originale, presentava almeno cinque interventi di ridipintura di epoche diverse (quello del 1853 totale) ed infine se e come poteva essere pulita la superficie pittorica originale, attraverso una serie infinita di test e prove di pulitura.

Contemporaneamente alle indagini scientifiche è stata svolta una indagine filologica, sulla base delle notizie storiche già conosciute e sull’osservazione diretta della tela per accertare l’effettuazione, in epoche successive dei vari interventi di restauro e rimaneggiamenti”.

RESTAURO DELLA VEDUTA. “Pare che il nodo del disappunto sia tutto concentrato sulla ‘scomparsa’ del paesaggio raffigurante la cittadina di Maglie, parte integrante, e non ‘aggiunta’, della ridipintura totale effettuata nel 1853 per volontà della Confraternita ed opera quasi certamente dello stesso Raffaele Salines che nel 1858 firmava il rifacimento totale sulla tela del S. Nicola della Chiesa Madre, opera pregevole del maestro napoletano Pietro Bardellino (1728-1810), ed anche qui inseriva uno scorcio prospettico della cittadina, confermando però ancora una volta il suo modesto spessore artistico.

Sarebbe bastato leggere o informarsi sulle complesse e articolate valutazioni e motivazioni, che hanno portato alla rimozione di quasi tutte le ridipinture, per capire che lo stato di degrado dell’opera fosse causato in primis dalla somma di tutte le ridipinture e dall’incidenza negativa di queste nel delicato equilibrio degli strati originali che costituiscono il dipinto, e in queste rientrava anche il paesaggio. Non è stata rimossa la zona di ridipintura relativa all’iscrizione, testimonianza del restauro del 1853, per via della sua indiscutibile e inappellabile valenza storico-documentaria.

SOLUZIONE ALTERNATIVA. Sempre in merito al paesaggio, che di fatto era una ‘superfetazione’ figurativa di modesta qualità artistica, durante il restauro si è pensato alla possibilità di conservarlo attraverso uno ‘strappo’ della zona, per separarlo dall’originale. Questo perché il suo mantenimento in sito, all’interno del dipinto antico portato alla luce, avrebbe introdotto un elemento estraneo e decontestualizzato, sotto il profilo storico, stilistico, cromatico e materico. Inoltre sotto l’aspetto conservativo vi era la certezza di creare ulteriori e nuove tensioni tutto intorno alla zona interessata, a causa del dislivello di spessore con l’originale di circa 2 mm, tantissimi per una pellicola pittorica. Lasciarlo avrebbe significato creare ‘un quadro nel quadro’, ulteriore invenzione della presunzione umana di cui il dipinto era stato già abbondantemente vittima. Ma purtroppo mancavano tutte le condizioni necessarie e sufficienti affinché si potesse realizzare uno ‘strappo’ nel caso specifico, inoltre dalle radiografie la ridipintura risultava fortemente compenetrata nelle crettature e numerose cadute, quindi saldamente agganciata all’originale,   si è così deciso di affidare, come da prassi, alla documentazione fotografica la memoria storica del paesaggio.  

Paesaggio che comunque era molto lontano dall’essere, come qualcuno afferma, ‘la riproduzione’ del famoso paesaggio settecentesco di Maglie del Despréz (1781), al quale il Salines nel 1853 avrà pure guardato, ma proponendo poi una visione della cittadina completamente diversa, con un punto di vista opposto e quasi ‘aereo’, frutto più di una sua elaborazione che non di una riproduzione dal vero, come invece aveva fatto il Despréz. Ma i delusi sostengono che il paesaggio fosse di fatto la testimonianza storica del forte legame dei magliesi nei confronti della Madonna delle Grazie, nonché l’espressione della fervida devozione verso di essa tanto da averne voluto l’inserimento. Ma trattandosi di supposizioni, chi ci dice che invece l’inserimento del paesaggio non sia solo frutto dell’iniziativa del pittore, che di fantasia ne aveva tanta, e che sicuramente trovò approvazione, tanto da riproporlo nell’altro rifacimento, quello del ‘S. Nicola’ della chiesa Madre?

CONCLUSIONI. “La pala della Madonna delle Grazie è un dipinto molto bello, frutto di una personalità artistica complessa, che usa una tecnica pittorica raffinata e colori preziosi, e sicuramente informata delle principali forme e correnti artistiche del XVII sec., che attinge tanto al Manierismo quanto ai canoni controriformistici, esprimendosi però attraverso le atmosfere, le luci e i cromatismi del Barocco post-caravaggesco. Manifestando numerose assonanze stilistico formali e cromatiche presenti nei dipinti di Fra Angelo da Copertino (1609-post 1682), del quale forse non a caso sono presenti due suoi dipinti nella Chiesa Madre di Maglie, l’ “Immacolata” e la S. Anna con la Vergine e il Bambino”, che alcuni studi danno come probabilmente provenienti proprio dalla chiesa della Madonna delle Grazie. Dopo questa primissima e acerba ipotesi, in attesa di essere smentiti auguriamo buon lavoro agli storici dell’arte che finalmente potranno studiare l’opera senza la maschera fuorviante dei rifacimenti”.

 

     

 

 

 

 

 

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